Ritratto di Grazia Lago
POLI-ANAGRAMMA ACROBATICO. Ritratto (veritiero, assicura Grazia Lago) ottenuto collegando tra loro acrobaticamente in modo che avessero un qualche senso compiuto nove anagrammi casuali senza senso proprio (in grassetto) del nome della scrittrice (*).
Come a un gagà l’oziar t’è caro
tu che fanciulla stai a rimirar
il sasso e l’alga tra la spuma del mare.
Un pascià ti senti, che dico, uno zar,
lì a Goa e ancor più giù nel Malabar.
Tre soli vizi hai: gola, grazia e levità.
Tu la pace porterai in Israel:
và, suona la lira a Gaza, go.
Tu eterna visionaria alternativa
casinista comunicativa
solista stonata di jazz a Pescara
nel concerto ("Lu cungert")
in piazza, l’agorà
("giaz, pe’ S.Cetteo", dicono al bar).
Quale perfida amica
potrebbe dire che dai il meglio di te
sul Grande Raccordo Anulare (GRA)
zia? Gola profonda tu? Ma va là:
tu sei casta, castissima
e disdegni il trivio e il quadrivio.
Ma ora riposati in pace, fat girl,
tu che metti in versi Zola,
garìga selvaggia d’erbe ispide e dolci
cardi, tre simboli hai nello stemma:
un appuntito ago, i sacri Lari
e un gaz effervescente.
Fuggi la città, vaga tra i monti.
Dopo cascate e rapide e rivi tumultuosi
a te daranno infine
pace e grazia
lago, bosco e tenere verzure.
.
(*) L'AVVENTUROSA ORIGINE DI QUESTA COMPOSIZIONE. Solo Ennio Peres, il matematico enigmista, mi può capire. Così mi consolavo elaborando questo difficilissimo puzzle con incastri semantici plurimi. Sul nome dell'amica scrittrice Grazia Lago, di cui volevo fare il ritratto, avevo trovato senza l'aiuto del computer solo nove anagrammi (v. i gruppi di parole in grassetto), tutti privi di senso. Apparentemente.
Come collegarli tra loro in modo che avessero un significato? Costretto ad ad una arrampicata acrobatica sugli specchi con le dita sporche d'olio, mi sono salvato quando ho capito che potevo utilizzare gli anagrammi insensati inserendoli tra due frasi diverse, addirittura a cavallo di due versi. Con un uso sapiente della punteggiatura e della scansione metrica, i veri segreti del mestiere di questa acrobazia.
Esempio. In un caso, tra verso 17 e 18, ho diviso addirittura in tre semantemi distinti la pur brevissima frase anagramma "grazia gola": GRA (per i romani era intuitivo) l'ho fatto dipendere come sigla tra parentesi da un precedente Grande Raccordo Anulare, zia l'ho messo come vocativo (e ci stava benissimo per l'amica scrittrice), e con Gola iniziavo una nuova provocatoria frase, perfettamente intonata anch'essa al carattere del soggetto.
Un lavoro pazzesco, anche perché le parole o i versi di raccordo tra un anagramma e l'altro dovevano non solo giustificarli, ma anche dare nel complesso un ritratto veritiero e plausibile della scrittrice. Ma si vede che gli enigmisti sono capaci di dominare il Caos-Caso, fatto sta che, ricordo, l'incastro casuale e intuitivo fu veloce. In fondo non era in nuce la stessa creatività della poesia? Un esercizio di abilità per noi giocolieri delle parole, enigmisti o poeti: collegare tra loro i lampi apparentemente senza senso delle intuizioni. Solo che qui le acrobazie dovevo improvvisarle su parole misteriore come quelle della Sibilla Cumana o della Pizia, che non avevo scelto io, ma il Caso. E l'intuizione asservita al caso mi faceva inserire le parole di collegamento.
E perciò fu per me davvero inquietante leggervi "dopo", a creazione compiuta, un senso razionale e psicologico. Ma allora, perfino uno "invero laico" (anagramma significativo di Nico Valerio) scrive in una sorta di trance razionale, sotto dettatura del Logos? Avvertiremo Piero Angela...
Fatto sta che Grazia Lago, con mia meraviglia, ha sempre sostenuto di ritrovarsi perfettamente ritratta in questa descrizione dettata dal caso e dall'intuito dell'autore costretto a gestirlo. Autore che ha dovuto scegliere anche l'ordine degli anagrammi insignificanti. Davvero, la poesia a incastro plurimo più acrobatica e misteriosa del mondo.
Come a un gagà l’oziar t’è caro
tu che fanciulla stai a rimirar
il sasso e l’alga tra la spuma del mare.
Un pascià ti senti, che dico, uno zar,
lì a Goa e ancor più giù nel Malabar.
Tre soli vizi hai: gola, grazia e levità.
Tu la pace porterai in Israel:
và, suona la lira a Gaza, go.
Tu eterna visionaria alternativa
casinista comunicativa
solista stonata di jazz a Pescara
nel concerto ("Lu cungert")
in piazza, l’agorà
("giaz, pe’ S.Cetteo", dicono al bar).
Quale perfida amica
potrebbe dire che dai il meglio di te
sul Grande Raccordo Anulare (GRA)
zia? Gola profonda tu? Ma va là:
tu sei casta, castissima
e disdegni il trivio e il quadrivio.
Ma ora riposati in pace, fat girl,
tu che metti in versi Zola,
garìga selvaggia d’erbe ispide e dolci
cardi, tre simboli hai nello stemma:
un appuntito ago, i sacri Lari
e un gaz effervescente.
Fuggi la città, vaga tra i monti.
Dopo cascate e rapide e rivi tumultuosi
a te daranno infine
pace e grazia
lago, bosco e tenere verzure.
.
(*) L'AVVENTUROSA ORIGINE DI QUESTA COMPOSIZIONE. Solo Ennio Peres, il matematico enigmista, mi può capire. Così mi consolavo elaborando questo difficilissimo puzzle con incastri semantici plurimi. Sul nome dell'amica scrittrice Grazia Lago, di cui volevo fare il ritratto, avevo trovato senza l'aiuto del computer solo nove anagrammi (v. i gruppi di parole in grassetto), tutti privi di senso. Apparentemente.
Come collegarli tra loro in modo che avessero un significato? Costretto ad ad una arrampicata acrobatica sugli specchi con le dita sporche d'olio, mi sono salvato quando ho capito che potevo utilizzare gli anagrammi insensati inserendoli tra due frasi diverse, addirittura a cavallo di due versi. Con un uso sapiente della punteggiatura e della scansione metrica, i veri segreti del mestiere di questa acrobazia.
Esempio. In un caso, tra verso 17 e 18, ho diviso addirittura in tre semantemi distinti la pur brevissima frase anagramma "grazia gola": GRA (per i romani era intuitivo) l'ho fatto dipendere come sigla tra parentesi da un precedente Grande Raccordo Anulare, zia l'ho messo come vocativo (e ci stava benissimo per l'amica scrittrice), e con Gola iniziavo una nuova provocatoria frase, perfettamente intonata anch'essa al carattere del soggetto.
Un lavoro pazzesco, anche perché le parole o i versi di raccordo tra un anagramma e l'altro dovevano non solo giustificarli, ma anche dare nel complesso un ritratto veritiero e plausibile della scrittrice. Ma si vede che gli enigmisti sono capaci di dominare il Caos-Caso, fatto sta che, ricordo, l'incastro casuale e intuitivo fu veloce. In fondo non era in nuce la stessa creatività della poesia? Un esercizio di abilità per noi giocolieri delle parole, enigmisti o poeti: collegare tra loro i lampi apparentemente senza senso delle intuizioni. Solo che qui le acrobazie dovevo improvvisarle su parole misteriore come quelle della Sibilla Cumana o della Pizia, che non avevo scelto io, ma il Caso. E l'intuizione asservita al caso mi faceva inserire le parole di collegamento.
E perciò fu per me davvero inquietante leggervi "dopo", a creazione compiuta, un senso razionale e psicologico. Ma allora, perfino uno "invero laico" (anagramma significativo di Nico Valerio) scrive in una sorta di trance razionale, sotto dettatura del Logos? Avvertiremo Piero Angela...
Fatto sta che Grazia Lago, con mia meraviglia, ha sempre sostenuto di ritrovarsi perfettamente ritratta in questa descrizione dettata dal caso e dall'intuito dell'autore costretto a gestirlo. Autore che ha dovuto scegliere anche l'ordine degli anagrammi insignificanti. Davvero, la poesia a incastro plurimo più acrobatica e misteriosa del mondo.
3 Comments:
Complimenti! Davvero geniale. Un qualche spirito ti ha ispirato...
Acrobazie di chi conosce bene l'uso delle parole... tipico dei poeti e, appunto, degli anagrammisti o enigmisti. Bravo!
Favoloso, veramente: chissà quanto tempo ci hai messo. Ciao.
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