A chi il lauro e il mirto? A tanti. Anzi, a tutti quanti
SATIRA. I POETI DELL'ESTATE ROMANA.
Saffo de borgata, Mimnermo de Testaccio,
Baudelaire der Salario,
quant’è duro er calvario
cor microfono in faccia.
Poesia o poesiaccia?
Tutti in piazza, e da 'sto cambio
er politico ce fa er su' guadambio.
Pe’ la rivoluzione dei versi e dei diversi.
Comizi, manifesti, proclami, aringhe (1).
La curtura è 'n salame legato co le stringhe.
Per chi? P’er popolo cojonazzo
che pure co j' artoparlanti
nun ce capisce un cazzo.
Dice: ma Ginsberg, Ferlinghetti e Corso
l’aveveno già fatto, e loro erano er Verbo.
E chi saranno stati! Tre fra tanti.
Vòi mette li poetanti dell’Estate Romana?
Erano tanti, ma proprio tanti.
Li mejo parasintattici, metagrammatici,
polisemantici poetanti.
Artro che verbo, erano avverbio e proverbio
e je facevano ‘n baffo a tutti quanti.
Dice: ma i readings sur parco?
Sì, ridi, ridi,
c’era pure Coso, quer poeta fuso,
che mannava affanculo a pugno chiuso.
E chi giustamente nun ce capiva gnente
applaudiva o fischiava allegramente:
a quei tempi era l’uso. Che tempi.
Contro er Potere, un corno.
Je fregava assai ar Governo.
Simmai, contro la gente.
Perché, come diceva quello, la Curtura
è na specie de salame comprato a uffo (2)
da magnasse a fette tra tanti.
Perciò, taja ch’è rosso. (3)
A chi er lauro e er mirto? A tutti quanti.
.
NOTE
1. Arringhe. Il vizio di eliminare le doppie suona qui presa in giro.
2. Anche buffo. Senza soldi, a credito.
3. Sottinteso: il cocomero. Espressione popolare di facile abbondanza per tutti e a poco prezzo, "una pacchia", un "Bengodi", usata anche dal Belli.


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