Versi diversi

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09 marzo 2009

Le more di Leopardi

Stolta nutrice, ignara d’animi geniali,
al perfido Giacomino offerì l’ali:
un sorbetto di frutti di rovo rude
di "quella siepe che il guardo esclude".
.
Ma anziché invocar tra le piante illogica vedetta,
non poteva munirsi d'un'umile panchetta?
Però, a quel desso il dolce prese il core.
"E il naufragar m’è dolce in queste more".

. .
Leopardi, è noto, era molto goloso. Lo scorso autunno, gustando una coppa di more al limone, con panna, me ne uscii con una delle mie solite freddure o parafrasi: "E il naufragar m'è dolce in queste more". E mi scrissi un appunto. Ora l'ho ritrovato e vi ho voluto costruire sopra, a freddo, una satira, una storia, che lo giustificasse. Insomma, come a immaginare in maniera iconoclastica (essendo io un grande estimatore della poesia e dell'intelligenza di Leopardi) che quella follia, quel finto errore di stampa, potessero anche avere un perché.

4 Comments:

Anonymous romina said...

DI-vertente-ssacratorio-sinibito

marzo 10, 2009 2:54 AM  
Blogger Nico Valerio said...

La stupida balia, che non capiva nulla del piccolo genio che aveva allattato, senza volerlo gli offrì il destro poetico, servendogli un sorbetto fatto di more. Raccolte, guarda un po’, proprio da quella famosa siepe di rovo che - a detta del pargolo troppo fantasioso - gli impediva la vista sull'infinito. Nientemeno.
Ma, dico io, il ragazzo anziché lamentarsi di non poter ammirare l'orizzonte a causa d'una banalissima siepe, non poteva salire su una panca, o spostarsi, o andare da un’altra parte? Che stupida ostinazione la sua: propria da quella parte doveva stare l’infinito? E che infinito è, se non è dappertutto?
Fatto sta che il sorbetto piacque, eccome, all’eccitato adolescente malinconico. Tanto che gli scappò scritto un refuso freudiano alla fine della poesia: "E il naufragar m'è dolce in queste more". Fu poi colpa d’un troppo zelante correttore di bozze, probabilmente un maestro elementare del luogo, se la versione, certamente più banale, passata alla Storia è stata purtroppo un’altra.

marzo 30, 2009 6:47 PM  
Blogger Nico Valerio said...

Mi arriva da uno studio legale di Enna un'altra possibile interpretazione:
"Ma quale sorbetto! Facitime 'u piacere. "il naufragar m'è dolce in queste more" è quel rassegnato illanguidimento dei sensi che noi emotive, giovani (e per quanto mi riguarda, avvenenti) avvocatesse del Sud, confinate in oscuri e polverosi studi legali, ogni giorno a contatto con volgari cancellieri puzzolenti di tabacco, seguendo gli atti giudiziari, proviamo in occasione dei consueti penalizzanti ritardi della retriva amministrazione della Giustizia italiana, come in un'attesa infinita e senza speranza. E nelle more, tra un atto e un altro, vi assicuro, tutto può accadere. Io due anni fa, a 37 anni, vi persi la verginità"
Con ossequi
Avv.ssa Lo Sciuto Peppina"

marzo 30, 2009 7:04 PM  
Anonymous Farmacista di Bomarzo said...

Ma è vero che la Silvia, peraltro grande troia, non gliela dette mai, e lui disperato si buttò sui gateaux?

giugno 01, 2009 5:54 PM  

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